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Polemiche 95

razzerà l’altra; e poi ricevuta una idea, la perderà e la guasterà sopravvenendone un’altra.

Filosofo — Voi vi annegate in un bicchier d’acqua. «Prima di tutto una parte della sensazione cosciente si fa per così dire latente, e si fissa in forma di tendenza... Perciò un pensiero che si ricorda... è una forza dissimulata che riapparisce».

Ignorante — Cioè è la memoria che la richiama.

Filosofo — Si credeva che fosse «una facoltà taumaturga chiamata memoria».

Ignorante — E lo credevano gli ignoranti, ma i filosofi positivisti ce ne hanno liberati. Bene; ma a che fine ciò?

Filosofo — Fo per dire che coll’ajuto delle sensazioni latenti, che si risvegliano e delle presenti combinate in infiniti modi «si spiegano le infinite forme del pensiero per mezzo della divisione del lavoro».

Ignorante — Ammirabile trovato! Spiegatemelo un po’ meglio.

Filosofo — Eccomi a compiacervi. Ecco una forza unica; una massa d’acqua corrente. «Mettiamoci, ad esempio, una ruota idraulica, a cui sia applicato un telajo alla Jacquard. L’acqua cadendo urta nelle pale della ruota, e questa gira... si muove il telajo... ogni organo del telajo ne piglia una parte e la trasforma diversamente... Infine ne esce un bel drappo a figure, a fiorami disegnati, disposti e colorati artisticamente. Il semplice peso dell’acqua è diventato l’intreccio dei fili...».

Ignorante — Scusate; se fate scorrere l’acqua da sè non formerà mica il drappo.

Filosofo — S’intende. «Questo è dovuto alle forme e alle disposizioni convenienti degli organi molteplici e diversi del telajo (pag. 307, 308)».

Ignorante — Scusate, signor filosofo, se v’interrompo; ma chi divise tra questi ordigni il lavoro?

Filosofo — Che domanda inopportuna! Furono «gli organi del telajo, che si divisero tra loro la forza pressata