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segretario del cardinal Francesco Gonzaga, e subito cercava di averne copia da lui1. Ma il prudente ed assennato Arrivabene cercava dissuaderlo da una replica che avrebbe inasprito ancor più la polemica, e messer Francesco mostrava di volergli dar retta, pur insistendo per avere l’invettiva crivelliana2. Nè volendo, sembra, l’Arrivabene

mandargliela, si volse altrove e tanto si arrabattò che l’ebbe alfine per mezzo di un Genovese comune amico3. Appena avutala, replicò come poteva aspettarsi da tal uomo, rimproverando a sua volta a Lodrisio l’ingratitudine verso di lui antico maestro e benefattore, accusandolo di turpissimi vizî, sodomia, furto4, crapulaccia5, e ribattendo passo

  1. Epist., 1 XXV, f. 170: «Existimabam Leodrysium Cribellum adeo esse occupatum in scalpenda scabie ulceribusque purgandis, quorum putrescenti scabie se pedes, quibus ob vitae incontinentiam universum corpus pullulai, assidue ingurgitant, ut nullum ei tempus ad maledicendum veteri doctori suo et quam optime de se merito relinqueretur. Sed longe magis industrius est, quam existimabam . . . Itaque hominem hortare ut scripta sua ad me det quamprimum, quo vel alteri benefaciat vel sibi bene fieri patiatur». Questa lettera è in data 21 maggio 1465.
  2. Epist., l. XXV, f. 175 verso: «Quod autem mones Leodrysio Cribello isti ne respondeam, homini inepto et fatuo, mones tu profecto amice et recte. At nolo tibi persuadeas Herculem usque adeo sese prostrasse humique abiecisse, ut cum Pygmaeo aliquo velit in harenam descendere. Nosse tanien iuvat quae fatuus insaniat. Quare te vehementer rogo ne quod antea ea de re tibi scripseram praetermittas. Hoc erit milii admodum gratum» (28 luglio 1465).
  3. Filelfo, Epist., XXVI, 1. Aveva pensato che il genovese in relazione con entrambi fosse Jacopo Bracelli che vedemmo lodato dal Crivelli ed era pure in relazione col Filelfo (Cfr. il mio scritto: Alcune relazioni di Francesco e Giovan Mario Filelfo colla Liguria, p. 10, Genova, Tip Sordomuti, 1889, estr. dagli Atti della Società Ligure di Storia Patria, p. XIX, fasc. III), ma nel 1465 Jacopo era già morto. (Cfr. Braggio, G. B. e l’Umanesimo dei Liguri al suo tempo, Genova, Sordomuti, 1891). Del resto il Filelfo era pure in relazione con Niccolò Cebà e con parecchi della famiglia Fregoso.
  4. Oltre l’accusa di aver rubata l’eredità del Capra e una tazza in casa di Luigi Crotti, il Filelfo vuole che il Crivelli rubasse pure il calice del cardinal Rodrigo di Valenza (poi papa Alessandro VI), impegnandolo presso un ebreo.
  5. Per un caso simile a quello successogli in casa Cretti, Lodrisio, a detta del Filelfo, sarebbe stato cacciato anche da Obbietto del Fiesco «pro-