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affatto questa notizia, ma essa è certa poiché confermata da altre svariate testimonianze. Sarà stata una prigionia larga e cortese, e anche di breve durata, perchè molti s’interposero, mentre Antonio Cornazzano si offriva spontaneamente di soffrire il carcere in luogo del maggior Filelfo, scrivendo:

Aeger eram et dirae patiebar praelia febris,
sed salvo in le spes una salutis erat.
Illa mihi, capto te, nuper adempta, Fhilelfo, est,
unde velim qualis sii mea vita putes.
Sic mihi quae pateris veniant incommoda, si non
indolui casus hac mage febre tuos.
Sed forti fatum (est) animo crudele ferendum:
utere te digna mente, Philelphe pater.
Est speranda Ducis nostri clementia saliera:
pauca loquar; rasam non habet ille cutim.
Interea iubeas: ego non ad iussa negabo
pro te dimisso ferrea vinc(u)la pati1.

Ma erano bastati pochi giorni perchè la voce si spargesse per ogni parte, e Pier Candido Decembrio, rinfocolando il vecchio odio che aveva contro messer Francesco, avea potuto scoccargli feroce e sudicio l’epigramma2:

Flant venti, ridet coelum, mare, littora, tellus,
crimine pro merito subiit quod claustra Philelcus.
Flet Constantinus lacrymis manantibus ultro
carcere qui clausus differt sua verba Latio.
Fiat foede interius ventre crepitante Philelcus:
nam timor vexat, premit ilia stercus.


Non però ristava il Filelfo dall’inveire contro la memoria di Pio II, e in una lettera al nuovo papa Paolo II ri-

  1. Poggiali, Memorie per la storia letteraria di Piacenza, t. I, p. 85-86. Io ho però riscontrato il testo sul codice C. 141 inf. dell’Ambrosiana di Milano. Nuovi documenti che comprovano e chiariscano definitiva’ mente la prigionia sono ora pubblicati dai sigg. Luzio e Renier, I Filelfo e l’Umanesimo alla corte dei Gonzaga, in Giorn. stor. lett. it., t. XVI, p. 176 e segg.
  2. Edito dal De Rosmini, Vita di Francesco Filelfo da Tolentino, t. III, p. 160-161, Milano, Mussi, 1808.