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rassegna bibliografica 463

la Città del Sole di Campanella1; l’Utopia di Tommaso Moro: o il Novum Organum di Bacone; e anche prima di questi ultimi, i discorsi sullo Doche del Segretario fiorentino. In quelle scritturo, è vero, non vi sono che indizi o aspirazioni alla filosofia storica. E se questo e pure qualche cosa, il merito di avere indirizzati quegli studi con procedimento dialettico, si spetta al Bossuet. Nella Storia delle variazioni delle Chiese protestanti, e più specialmente ancora nel Discorso sulla Storia Universale, egli intende nulla meno che a insegnare «il genere umano e le mutazioni memorabili che nella successione de’ secoli vennero prodotte nel mondo»2. E dividendo la storia in grandi epoche, per Adamo e Noè e la vocazione di Abramo giunge alla promulgazione della legge scritta di Mosè; e per la presa di Troia alla fondazione di Roma e alla distruzione di Cartagine: o indi per Costantino che porta la sede dell’imperio in Oriente, al trionfo del cristianesimo che s’incorona con Carlo Magno. Nello svolgersi di tanti e così grandi avvenimenti, il Bossuet vedo una successione continua e progressiva sulle vie tracciate da Dio all’umanità: o poro scrive: «Il n’est point arrivò de grand changement (nella storia), qui n’ait eu ses causes dans les siècles precedens.... Et comme dans toutes les affaires il y a ce qui les prepare, ce qui determine à les entreprendre, et ce qui les fait reussir, la vrai science de l’histoire est de remarquer dans chaque temps ces secretes dispositions qui ont preparé les grands changemens, et les conjonctures importantes

    vuole per sua gloria se non il testimonio della sua coscienza» (Lib. XIV, cap. 20. Vedasi pure lib. XIX, cap. 13). Il Mamiani della Città di Dio, così scrive: «Certo, nella Città di Dio di Sant’Agostino è il primo concetto d’un avvicendamento ed intrecciamene preordinato dei casi umani, in tutti i quali vuolsi scorgere certo legame di unità e certa preparazione al fine che è di raccogliere in una sola famiglia le diverse nazioni, e reggerle con una legge suprema ed universale di giustizia e di amore» (Confessioni di un Metafisico, Vol. II, pag. 862-63).

  1. Fra le altre cose, vi si legge: «Egli viene (il sommo sacerdote reggitore della città) incessantemente assistito da tre altri capi, detti Pou, Sito, Mor, nomi che appresso noi equivalgono a Potenza, Sapienza, ed Amore» (pag. 7, ediz. Ruggia, 1836); i quali poi in sostanza equivalgono al Nosse, Velle, Posse, di Vico.
  2. Disegno generale dell’opera, pag. 6. Ediz. Hiard. Parigi, 1831.