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fra venezia e ravenna 413

sepoltura del papa e vi potrà dire quanto volete. - E i messi dell’arcivescovo tosto corsero a lui e lasciarono che il Salimbene mangiasse in pace. - Continuando poi il suo viaggio sino a Ferrara, il Salimbene trovò che in questa città tutti parlavano della morte del papa, che Filippo annunziando per primo la inaspettata novella ai Ferraresi sperava di farseli amici.

Ma al pontificato non pervenne mai, e più che nella storia ecclesiastica rimase famoso nella civile. - Nondimeno seppe egregiamente difendere le ragioni ed i dominj della chiesa ravennate specialmente contro i Veneziani. Introdusse in Ravenna l’ordine dei frati predicatori, ed ai francescani concedette la chiesa di San Pietro maggiore, ora detta di San Francesco, istituì la processione dell’arca dei santi che solennemente era portata nella chiesa di San Teodoro a Vultu, detta ora dello Spirito Santo, perchè più volte vi si era visibilmente a tutti mostrato nello eleggere i Ravennati arcivescovi. La si faceva il primo mercoledì dopo Pentecoste e i cittadini vi erano invitati dai pubblici banditori. Alla messa cantata dell’arcivescovo interveniva tutto il clero ed il potestà coi suoi famigli: in antico vi lasciava due ceri per la illuminazione del tempio, poscia durando il governo veneto ne lasciava quattro di quattro libbre ciascuno1.

[Sevizie dell'arcivescovo Filippo] Ma pure fatta anche ragione de’ tempi e della salvatichezza degli uomini coi quali ebbe a trattare, sembra che Filippo avesse un animo oltre ogni dire basso e crudele. - Co’ suoi famigli fu spietato a segno di farne legare uno alla nave e così rimorchiarlo da Ravenna ad Argenta, solo perchè nello apparecchiare le provvigioni avea dimenticato il sale, di maravigliarsi delle lacrime degli astanti mentre un infelice era per suo ordine legato ad ima pertica ed arrostito vivo; di lasciar perire in or-

  1. Statuti, Fani, iv cccliii. Statuta Lib. I, Rub. 31.