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68 bona di savoia

Altre feste, a cui prese parte Bona, celebraronsi a Milano nel 1474, in cui il due gennaio gli oratori di Filiberto duca di Savoia, succeduto ad Amedeo IX, sposarono a suo nome Bianca Maria, di due anni, e quando capitò a Milano il Re di Danimarca, reduce dal pellegrinaggio a S. Giacomo di Gallizia.

Ma frattanto si avvicinava a grandi passi il funesto momento, in cui Galeazzo doveva mietere quanto aveva seminato. I Milanesi ornai sentivano danno de’ suoi vizi, e come sovrano e come privato: la di lui dissolutezza aveva sconvolto tutte le famiglie, e la sua crudeltà eccitata dalla più leggiera resistenza non era soddisfatta che da spaventosi supplicii.

È inutile di riandar qui i particolari della deplorabile congiura già abbastanza conosciuti, e che concepitasi da Carlo Visconti, Gerolamo Olgiati e da Andrea Lampugnano milanesi, i quali avevano avuto particolarmente ragione di dolersi di Galeazzo, finì col togliergli la vita nella chiesa di S. Stefano, mentre erasi ivi recato alla messa il dì 26 dicembre 1476. E così finì colui a quo aqua terra coelum et mare contremiscere videbantur, come nel linguaggio d’allora si espresse un cronista contemporaneo1.

Narra poi il Corio tutti i presentimenti che aveva il duca; e l’atto di abbandono della sua famiglia con cui aveva celebrato il Natale tra feste e canti, è così commovente, che quasi quasi ci farebbe scordare i grandi difetti di quel principe. Egli adunque, ch’era uno de’ suoi paggi, e che fu presente alla scena, conchiude: «prima di andar alla messa si fece portare Gioanni Galeazzo e Hermes, e quegli da ambi li canti de la finestra dove era li pose più volte baciandoli e quasi parea che non sapesse, partirse »2.

  1. Antonio De Ripalta. Annales piacentini,
  2. Luogo citato.