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66 bona di savoia

doveva conservarsi l’imperio in quella famiglia, poiché per ordine provvidenziale è decretato che pei delitti non si mantengono, ma si perdono gli stati, e colla scostumatezza, nè principi, nè privati possono lungamente tenere elevata la loro stirpe. Lo stesso Galeazzo Maria fu il principio della ruina di sua casa.

Nel 1469 essendo ad Abbiategrasso (terra e fortezza nell’atto di matrimonio assegnata a Bona per sua particolar residenza), nacquegli un figliuolo, che in memoria del primo duca di Milano, fu chiamato Giovanni Galeazzo; ed il penultimo di luglio dell’anno successivo n’ebbe un altro nel castello di Pavia, a cui il nome venne imposto di Ermes. Le gioie del talamo non distraevano però Galeazzo dal soddisfare alla libidine, e come sempre succede, la meno ad esserne informata era la duchessa, distratta per altro dalle festività e dalle adulazioni cortigianesche. Nel 1471 ella prese parte col duca ad uno splendido viaggio, degno dei tempi eroici, nella gentil capitale della Toscana dove recavasi Galeazzo, in seguito all’alleanza conchiusa assieme a’ Veneziani con quella Repubblica, che paventava non poco le mire d’ingrandimento di Sisto IV e di Ferdinando di Napoli. Bernardino Corio, erudito storico di Milano, sebbene per l’ufficio suo aulico, non guari sincero in quanto spetta a’ pregi e difetti de’ suoi principi, ci somministra i particolari di quel viaggio trionfale, in cui il duca, per isfoggiare la sua magnificenza, vi consumava somme immense di danaro. «Per la ducissa, egli scrive, havea deputato cinquanta chinee e tutte con le sue selle e fornimenti d’oro e d’argento sopra i suoi pagi richamente vestiti dodeci carette haveva e tutto con le coperte di drapi d’oro ed argento recamate alla ducale insegna, li matarasi dentro e piumazi erano di drapo rizo sopra rizo alcuni di argento et altri de raso cremesino, e fino alli fornimenti de cavalli erano coperti di seta»1.

  1. Storia di Milano, prima edizione.