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e ’l detto fondaco o vero casa fare aconciare e coprire fare, et fare aconciare uscia et fenestre e serrature, e fare chiavi bisognevoli e necessarie al detto fondaco a ogni spesa del Comune di Siena; in quello modo e in quella forma sì come stava, secondo e’ patti intra Fiorentini e ’l Comune di Siena per lo porto di Talamone; de’ quali patti et convegnie1 appare per publica carta facta et composta per mano di ser Mino di ser Domenico Nini notaio da Siena.

Ancora, che ogni nave et ciascuno navilio o navilii de’ detti Catolani e suditi de re di Ragona, e’ quali al detto porto di Talamone venissero o si conducessero, e ogni e ciascheuno mercatante o persone quanti e quali ne detti navilii fussero, possine et a loro sia licito comprare pane, vino e altra vectuaglia necessarie, e bestie da macellare, nella città, contado e distrecto di Siena di chie a la quantità di vinti bestie minute per ciascheuno legnio o vero navilio; et esse bestie e cose potere pónare et fare portare nelle dette navi o vero navilii et fare caricare senza alcuno enpedimento, et niente di kabella pagare.

Ancora, che sia licito a tutti quelli e’ quali saranno ne’ naviglii de’ detti Catelani, e’ quali perverranno al porto di Talamone, e’ quali caricheranno e scaricheranno nel detto porto, potere legnara et boscare2 nel contado e distrecto di Siena ne’ boschi e nelle selve del Comune di Siena, per fare legnia per li loro patroni o mercatanti de’ detti navigli, per fare fuoco et necessitade di loro cucine, senza pagare alcuna kabella di tali legnia. Sì veramente che d’ogni altro legnio non eviilente a fare fuoco sieno tenuti di pagare al camarlengo per ciascuno carro per nome di kabella vinti soldi di denari senesi.

Anco, che ’l Comune di Siena sia tenuto e debba fare sì e curare per tale modo che continuamente nel castello di Talamone sia uno luogo deputato, nel quale sempre vi stieno cinquanta o vero sessanta centonaia di pane biscotto, bono et sufficiente, sì e in taie modo che e’ naviglii e’ quali perverranno al detto porto di Talamone, e’ quali incontanente si vedessero partire, non ritardino et stieno per non potere avere del pane. El quale pane si debba véndare a quelli e’ quali el dimandaranno per giusto prezzo e convenevole; sì veramente che e’ detti mercatanti catelani sieno tenuti el detto pane biscotto ogni quattro mesi levare el meno, acciò che si possa rinfrescare e sia buono. E a petitione et istantia de’ detti mercatanti catelani sieno costretti e’ patroni e marinari a comprare

  1. Cioè, convenzioni.
  2. Intendasi, far legna e diboscari.