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184 rassegna bibliografica

lare informazione del Contarini, e me ne valerò alle occorrenze. Due volte lo vidi in Roma, e certo mi pare che V. S. illustrissima non possa descriverlo maglio. Mi par d’intendere che questi ministri non ne abbiano buona relazione: il Badoer, che è qui, non ne ha detto bene; e si saprà ancora ch’è nemico del Bon, il quale lascia qui di sè una rara opinione. Ultimamente Villeroi meco fulminò contro la Repubblica di Venezia; contro il suo mal governo, e contro l’insolenza di quei che prevagliono; e mi disse: Che non pensi questo Contarini di venir qua a far l’arrogante, che lo chiariremo»1. E il Villeroi parlandone in siffatto modo, si vede che il Contarini aveva già bell’e fatta la sua riputazione d’uomo di vaglia, capace d’imporre anche ai ministri di Lodovico XIII.

     (Continua) Bart. Aquarone.     





Illustri bergamaschi. Studi critico-biografici di Pasino Locatelli. Bergamo, Pagnoncelli, 1867-69. Vol. 2.


Tre secoli sono correva il proverbio, non è terra senza passeri e senza bergamaschi; la famosa maschera Arlecchino veniva dalle valli di Bergamo, il cui dialetto notevole per specialità montana, dal secolo XIII lasciò traccie notevoli ne’ teatri italiani, e nelle traduzioni di poemi epici. Laonde nel medio evo, quando le distanze erano o parevano immense rispetto ai tempi nostri, quando la massima parte non esciva per tutta la vita dalla valle, dalla provincia nativa, il nome bergamasco era già noto in tutta Italia, diffuso da mercanti di panni e di utensili di ferro e di legno, da coltellinai, da arrotini, da muratori e decoratori, che sapevano anche salire all’altezza dell’arte. Laonde quando si spandette rumorosa la fama dei Tasso, dei Barziza, di Calepino, di Tiraboschi, di Mai, di Donizzetti originati dalle valli degli operai bergamaschi, non sembrò nuovo il nome di quell’alpestre sito d’Italia.

  1. Lett. 733.