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rassegna bibliografica 147

toli di Firenze, e dei Caleffi di Siena1; per altre bisogna contentarsi di qualche notizia spigolata qua e là. Si trovano pure documenti assai del modo col quale venivano raccolte le pubbliche carte; e come fosse imposto ai notari di rimettere al pubblico archivio ogni instrumento utile allo stato; e ai pubblici ufficiali, di rassegnarvi in fine del loro ufficio, le scritture avute e fatte durante il medesimo; e come delle carte consegnate si curasse diligentemente la custodia, vietandosene la remozione, anche momentanea, dall’archivio; e quanta fosse in ciò la responsabilità dei cancellieri e degli archivisti2. Tali ricerche giovano alla ricostituzione delle antiche serie, e a darci il prospetto del primitivo ordinamento: ci fanno rivivere tra i cofani, gli armari, e i sacchi; e ci chiariscono la ragione dei titoli bizzarri di certi libri, presi dagli emblemi segnati sopra le loro coperte: i quali emblemi erano, a parer mio, una bene appropriata invenzione, per distinguere un registro dall’altro; prima che la quantità straordinariamente cresciuta delle pubbliche carte rendesse necessario d’applicare agli archivi un numero d’ordine generale ed uniforme.


VI.


Il signor Gloria chiude il suo trattato con esporre il miglior modo da tenersi nel copiare le iscrizioni, i codici e i documenti antichi, e nel farne la descrizione o il transunto. È noto che, in fatto di copia e di pubblicazione di testi antichi, ogni metodo, per quanto strano e irrazionale, ha trovato i suoi apostoli e i suoi discepoli: si è peccato, per amore di grammatica, rammodernando e adulterando gli originali; e per amore d’arcaismo, riproducendoli pedantescamente, a modo di facsimili, senza la fatica di verun discernimento critico. Il signor Gloria, accostandosi alla scuola più rigorosa, ma volendosi tener lontano da ogni eccesso, esige

  1. Vedasi pei primi la Prefazione del Guasti all’Inventario e Regesto dei Capitoli; pei secondi, il mio Rapporto inserito nell’Archivio Storico Italiano, Serie III, tomo iv, Parte i.
  2. Gli statuti senesi sono copiosissimi di disposizioni in fatto d’archivi: per quanto spetta a Firenze, ricorderò nuovameute la citata Prefazione del Guasti.