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vita di domenico cirillo 111

di libri in piazza Trinità Maggiore sotto l’aguglia, per nome Pasquale, antico venditore di acqua ghiacciata. Ma questi morì, né il Vittorio, antico libraio o bibliografo, me ne seppe dir nulla. È falso, falsissimo poi ciò che riferiscono alcuni scrittori, della perdita di una nipote, giovinetta di bellissime forme e castissima, rapitagli brutalmente e scandalosamente. Ma già avanti io dissi che il solo Niccola Cirillo sposò ed ebbe figlie, Vittoria, Francesca e Maria Antonia, le quali nacquero dopo o eran bambine; ed oggi non è altra discendente ed erede che la figliuola dell’ultima nipote di lui, sposata in Niscia, la quale si maritò in Bartolomucci, figliuolo al segretario del Peccheneda, fratello a quell’ispettore di pubblica sicurezza tolto da Garibaldi per omaggio alla pubblica opinione.

Ed è loro proprietà il solo primo piano del palazzo Cirillo, dov’è lo stemma della testuggine col motto ΟΙΚΟΣ ΑΡΙΣΤΟΣ.

Pure io vidi il suggello delle due lettere del Cirillo, che si conserva pulitamente in ceralacca, ed è un cuore con fiamma, tutt’altro che testuggine.

E dura ancora la tradizione, massime nella famiglia de’ giardinieri di quei luoghi, avendo io medesimo voluto parlare col vecchio Giosuè de’ Parisi, che nell’orto eranvi moltissime piante per uso del popolo, sanatrici delle piaghe. E vedevasi su la fontana, giù in fondo nella nicchia, una statua di Linneo, barbaramente distrutta quando già era proprietà di Vincenzo Graziano, il quale non ostante la pace di Firenze, comprò all’asta pubblica, per diecimila e un ducato tutto l’altro stabile.

Pur tuttavolta il cronista de’ condannati, persona un po’ di parte avversa, lasciò, scritto che del palazzo Cirillo prendesse possesso uno delle masnade, ed io ne riporto qui fedelmente le parole:

«Don Domenico Cirillo di Grumo, medico accreditato, di anni 60. Stava preso sopra il castello di Sant’Era-