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degli archivi toscani 243

Silvano n’habbia copia ne son sicuro, perchè non solo mi rispose di haverla havuta, e me ne ringratiò con parole, ma in ricompensa mi mandò un presente di lavori in tele sottilissime, non da frati ma da papi, di tal valore, che se i principi a’ quali ho scritto mi havesser presentato a proportione a quel modo, mi troverei haver più tele e più lavori nelle casse che versi in istampa. E fu una gran ventura la mia, che il reverendissimo don Silvano non si consigliasse all’hora col reverendo cardinal di Lorena o co’ filosofi da Ferrara o col lor patrone; che non essendo la canzone, che io gli mandai, scritta al frate, e non parlando del frate, havrebbon consigliato il frate a tenersi quei bei lavori per lui. Questa è pure una gran cosa, che i frati, che altre volte solevano haver dell’asino, habbiano hoggi del duca e del cardinale, et ascoltino i canti de’ poeti con l’orecchie di Augusto; e i duchi e i cardinali, che altre volte solevano haver dell’Augusto, habbiano hoggi del frate, per non dir dell’asino, et ascoltino i versi de’poeti con l’orecchie di Mida! O Apollo, tu mettesti già un par d’orecchie d’asino al re Mida, per far conoscere a Sua Maesta et al mondo, che egli haveva havuto un giudicio da asino a giudicar che il canto di Pane fusse miglior del tuo, che sei il maestro e ’l piffero delle Muse! E le mettesti al re Mida, solo perchè in quel tempo non si trovò altri che Mida di quel giudicio. Ma se tu hoggidì havessi a metter l’orecchie dell’asino a tutti coloro che nel giudicare i canti de’ poeti hanno il giudicio del re Mida, ti bisognarebbeno tante orecchie d’asino, che faresti restar senza orecchie tutti gli asini di Romagna e di Thoscana. Hol’se la Eccellenza Vostra mi dirà che in questa lettera io ho dell’asino, scrivendo a chi scrivo, e facendo tante volte mention dell’asino senza una riverentia al mondo, io non risponderò gia che ha havuto dell’asino anch’ella a star sei mesi senza risponderrni (che io voglio parlare con quel rispetto che debbo); ma dirò bene audacissimamente, che il disprezzo che ell’à usato verso la persona mia non ha havuto del duca; che non credo pero che de’ par miei ne truovi le migliaia per le siepe di Thoscana come delle more salvatiche: e poi, quando in questo io havessi havuto alquanto dell’asino, non sarebbe maraviglia, perchè io sono stato tanto in corte, et ho praticate tante corti e con tanti asini. che è uno stupore che io non sia un asino stesso. Non dico già che i principi a’ quali ho scritto, e che ho serviti e praticati, siano stati gli asini; ma non posso già negare che non siano stati capi, principi, re e imperatori degli asini, poichè ho trovati i lor ministri (salvando pero sempre i gentil’huomini e gli huomini da bene) per la maggior parte asini di vintiquattro caratti: altri vasellato alla ginnetta, altri bardato di velluto; et in mille altre forme asini rivestiti. E sono appunto il rovescio della medaglia dell’asino d’Apuleio: che dove quell’asino d’Apuleio haveva l’effigie dell’asino e la mente dell’huomo, questi che dico io, e che ho praticati io, hanno l’effigie dell’huomo e la mente dell’asino. Ma per non haver