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372 C. Manfroni

Facendosi però ogni giorno più moleste le prepotenze ed i soprusi degli Spagnoli, e parendo al Colonna che ormai non più si trattasse di questione di forma, ma ne scapitasse la dignità sua e del suo sovrano, egli pensò d’andarsene a Messina senza aspettare il comandante della squadra napoletana? conducendo seco le cinque galere di Firenze, le due armate a Civitavecchia, e nove di quelle che gli erano state prestate dai Granvelle.

Nella lettera che egli scrisse al cardinal di Como vi sono parole addirittura roventi contro i ministri di Spagna: egli mostra di credere alle buone disposizioni del re e di don Giovanni, ed attribuisce la colpa di tutte le irregolarità al cardinale di Granvelle, all’ambasciatore di Spagna a Roma, don Giovanni de Cuniga ed al marchese di Santa Croce. Altro che «aplanir les obstacles et concilier les jaulousies», come dice il signor Forneron!

Riporterò per intiero questa lettera, che è una delle più belle, nobili e dignitose che il Colonna abbia scritto, dalla quale scorgiamo che, se per due anni egli aveva potuto tollerare tanti soprusi e tante angherie, ora la misura era colma, tanto più che i malevoli non avevano mancato di lacerare la riputazione sua, avevano sparso voci calunniose sul suo conto1 e gli avevano amareggiato la gioia del trionfo, concessogli da Pio V dopo la vittoria di Lepanto:


[I] Al cardinale di Como.


Ill.mo et r.mo signor mio oss.mo,

Havendo per fine, come V. S. Ill.ma sa, il fuggire le occasioni che potessero apportare non solo impedimento ma poca soddisfatione, sapendo che deboli principi! sogliono partorir grandi effetti, massime quando le cose sono maneggiate da humori diversi, mi risolvei a non entrar in punto di pretendenza che il general di questa squadra di Napoli abbattesse lo stendardo di Nostro Signore, parendomi che, se

  1. Guglielmotti, op. cit. p. 284.