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P. Meyer e il franco-provenzale. 393

si possa sperare da documenti vecchi od antichi. Si riduce, in fondo, al trovarvi conferma, o al ricorrervi con maggiore o miglior perspicuità, il fenomeno dialettale che vive ancora. L’utilità critica, fra documento e parlata viva, è in generale un’utilità scambievole; e moltissime volte è anzi ben maggiore quella che viene allo studio del documento dallo studia della parlata viva, che non sia l’inversa. Oh insomma, spera egli il signor Meyer di trovar dei documenti franco-provenzali, la cui antichità sia maggiore di quella dei fenomeni che tuttora sussistono ne’ vernacoli che io studio? O forse vuol significare, che il tipo franco-provenzale si possa essere esteso modernamente a delle contrade cui fosse prima estraneo? Ma chi vorrebbe condivedere questa supposizione? E dato pure che ciò fosse, non rimarrebbe ugualmente vera ed effettiva l’estensione sua presente? La scoverta lo studio d’antichi monumenti proverà, del resto, ben altro: proverà una dilatazione ben maggiore di quella che io per ora sia riuscito a misurare.

Ma il più terribile sta in fondo. Io mi sono servito, secondo il signor Meyer, nel miglior modo che si poteva, delle fonti povere e poco sicure, alle quali io era limitato; senonchè a lui pare molto dubbio, che, ‘meglio informato’, io possa mantenere le mie conclusioni. Or quali conclusioni, di grazia? Quelle forse che si riferiscono alla schietta famiglia franco-provenzale, intorno alla quale il mio critico non avventura pur un cenno solo che proprio la tocchi? Ma allora i suoi dubbj mi parrebbero davvero una celia, ed egli di certo non intende celiare, i dubbj, che lo angustiano, si riferiscono al ‘lorenese’ et ccetera, che egli ha creduto ‘conglobati’ al mio franco-provenzale? Ma allora essi feriscono la sua imaginazione e non lo studio mio. Dei dubbj ben ne restano anche a me, come ognuno può capire, e come ho debitamente dichiarato (III 65); e più specialmente si riferirebbero a quella ‘colonna longitudinale’ in cui il tipo franco-provenzale si viene sperdendo e fondendo nel francese; ma sono dubbj assai tenui; e il cauto riscontro de’ varj fonti, e la convenienza generale della prosecuzione de’ fenomeni, non permettono, il confesso, che io mi dia in preda al alcuna inquietitudine, neppure in ordine alle conclusioni affatto accessorie. Ciò naturalmente non esclude, che io desideri vivamente