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392 Ascoli,

Ma i guai non sono Uniti, e anzi ci restano i più gravi. Il signor Meyer è convinto che il miglior modo di metter nella vera sua luce il variarsi della parola neo-latina (la variété du roman) stia non già nel segnare delle circoscrizioni determinate da questo o quel fenomeno idiomatico, ma bensì nel mostrare sopra qual superficie di territorio ciascun fenomeno regni; e ci voglia ben piuttosto, in qualche modo, la geografia dei caratteri dialettali, che non la geografia dei dialetti. Ora, codesta obiezione, o codesto suggerimento che sia, non ha più bisogno di particolari confutazioni, dopo quanto già di sopra mi occorse d’avvertire. Ma non posso a meno di aggiungere, a questo punto, che la considerazione del signor Meyer mi par molto singolare, e per tre diverse ragioni. La prima è, che un suo equivalente in istoria naturale sarebbe pressappoco questo: occupiamoci di sapere sin dove e come s’estenda il fenomeno delle due dita, e la descrizione del singolo ruminante lasciamola poi a chi la vuole. La seconda è, che lo studio della prolungazione di un dato fenomeno, cioè l’intenzione di perseguir la storia di un singolo fatto idiomatico al di là dei confini in cui egli entra a formare una data combinazione dialettale, non parrebbe cosa da raccomandarsi all’Archivio, il quale, pro virili parte, si è anzi industriato a darne egli l’esempio (cfr. I 542, a-b, ‘Regione ecc.’). La terza finalmente è, che appunto gli ‘Schizzi franco-provenzali’ hanno insieme l’assunto di determinare un nuovo gruppo e di studiare il prolungarsi de’ singoli fenomeni anche al di là del gruppo stesso, come già appare, nel modo più compiuto e più manifesto, da quel capitolo intorno al quale il signor Meyer riferiva.

Ed egli continua: ‘Io aggiungerò ancora, che data pur la possibilità di un migliore aggruppamento dei dialetti neo-latini, non v’è, come io credo, nulla da intraprendere in questa direzione, prima che non si pubblichi un numero sufficiente d’antichi documenti di questi dialetti.’ Qui la risposta, massime a volerla limitare al caso nostro proprio, è troppo facile davvero. Ben vengano gli antichi o vecchi documenti; e dove a me fu dato consultarne, io di certo non ho tralasciato d’adoperarmici con lo zelo migliore che sapessi. Ma ogni dialettologo sa, quale e quanta sia, in un caso come questo, l’utilità che