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P. Meyer e il franco-provenzale. 389

raccolti. Ma non basta. Nel franco-provenzale, a differenza di quel che avviene negli stessi dialetti dell’oil cui testè si alludeva, codesta riduzione dell’a si effettua, per la stessa causa, anch’in sillaba desinenziale fuor d’accento; di guisa che il franco-provenzale viene regolarmente a mostrarci, per codesta desinenza importantissima, due diverse figure che stanno agli antipodi runa dell’altra (lo schietto -a, all’italiana e secondo il purissimo tipo della lingua dell’oc, se gli precede suono nonpalatile; e il sottilissimo -i, per un effetto che si direbbe la esagerazione di una tendenza francese, ove gli preceda suono palatile); e questa è una caratteristica cospicuamente peculiare, cospicuamente esclusiva. Abbiamo dunque ormai la formola ABC a. Nella quale, la proprietà esclusiva è tale per sè stessa e per l’abondanza dell’elemento cui si riferisce, da bastare di per sè sola alla determinazione di un tipo distinto; ed essa ancora si aggiunge a tal complesso di proprietà che pur altrove ricorrono ma qui solo si congiungono (ABC), da bastare pur questo, e per le ragioni medesime, alla determinazione di un tipo distinto.

C’è qui nulla d’arbitrario? Son fatti questi, che il glottologo, quasi per suo comodo, trascelga fra i molti, per farne, come di sua invenzione, dei caratteri specifici? E questa doppia serie del duplice riflesso dell’a, non ha essa grandissima parte anche nel determinare acusticamente quella special parentela o somiglianza, per la quale avviene che i nativi del Vaud, dell’Aostano, della Savoja e delle finitime sezioni del dipartimento dell’Isera, a non toccar se non di questi territorj franco-provenzali, s’intendano fra loro con particolar facilità? Io avrei scelto, stando al signor Meyer, ’un piccolissimo numero di fatti, fra’ molti.’ Ma, in primo luogo, i fatti, dei quali discorsi nella prima parte del mio Saggio e nelle linee che ora a queste precedono, già per sè costituiscono, il ripeto, una determinazione sufficiente, e non solo per ciò che esprimono, ma eziandio per tutto ciò che è come implicito in essi, poichè non v’ha nessun glottologo, il quale, data in una serie di dialetti contigui cotal cospicua simultaneità di caratteri in ordine ai riflessi dell’a romano, non voglia e debba inferirne senz’altro un’intima e molteplice concordanza fra’ dialetti stessi. E, in secondo luogo,