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§ 2. Lad. e Lomb. B. n, 7. Ànt. letterature dialettali dell 1 Alta Italia. 307 motogia lo richiede e oggi ancora risuona pur nello stesso dialetto di Busto (Larghi: brodo, quento, galento; saggi bustesi: tento ecc., e da me sentiti, ancora di dial. bustese: guéntu quanto, cóldu caldo, ho ’ùstu ho visto), ma eziandio ali* uscita di temi nominali in cui l’etimologia vorrebbe l’-e, e analogamente nella desinenza degli infiniti; quindi: polmono, bona notto, dormirò ecc. 4. Simili forme altro ormai non ci àppajono che un’imitazione burlesca di quella storta applicazione dell’o desinenziale che fa in Lombardia l’uomo del volgo quando si mette a parlare in punta di forchetta; nè vorremo credere che a’ tempi del Larghi, che vuol dire a mezzo il secolo scorso, esse realmente appartenessero alla schietta favella del popolo. Già si opporrebbe a questa sentenza il trovarsi in quella medesima poesia la forma tronca dell’infinito accanto a quella in ro (senti, sentirò). Ma pur la storta applicazione dell’o finale, potrà avere la sua utile storia; e intanto a noi porgerà l’adito a qualche osservazione, che forse affatto non manca di novità e d’importanza. Poiché l*-o per Ve àtona all’uscita, è come la nota caratteristica di un gruppo di documenti letterarj, conservatoci in codici anteriori al 1350 ed egregiamente studiato dal Mussafia 9; nel quale ti occorrono, a cagion d’esempio: la famo fame, nevo neve, veniro v venire, cosro cuocere, dormo dorme, ecc. È un complesso di componimenti poetici, che tutti danno una stessa varietà dialettale, di base che dimostreremo veneta, come già diceva la patria di uno degli autori (o forse dell’autore di tutti): Fra Giacomino da Verona*. Ma questo dell’-o per -e fuori di accento, non è se non uno dei punti di particolar con1 Degià che sont chignòva in su la strava, E vo passand ol temp senza dormirò, Mi te vuj fa sentì, se voeutt sentirò, 01 me amor; on sgrizzin de serenava; ecc. V. Cherdb*, Colle*, delle migliori opere ecc. IV 213; Biond. 118. E cfr. Ch. voc. V 190, 291.

  • Rendic. xlvi, 113-235.
  • Dei caratteri intrinseci, pei quali queste scritture si distaccano dal lombardo

e si congiungono al veneto, qui ci limiteremo a citare la terza persona plurale, non mai diversa dalla terza singolare. Ma al § 4, b, 4, vedremo la via per la quale affatto si chiariscono le attinenze istoriche del dialetto di Fra Giacomino.