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disposto a far qualunque sacrificio. È libero il cuore della popòla? potrei dire, per esempio, al mio Lorenzo di passare qualche volta a caccia da queste parti? La cosa resti tra noi; ma fin d’adesso assicuro il signor Botta che se combiniamo l’affare io giro a mia nuora tutti i diritti ipotecari che posso vantare sulle Cascine. Tra buoni parenti non si guarderà al centesimo; anzi spero di fare un buon acquisto nell’esperienza del mio vicino per il buon andamento dei fondi, di cui sono un meschino e incapace amministratore. Mi mandi una risposta presto e buona.»

Arabella lesse due volte lentamente fin che le parole regolari e nette della lettera scomparvero nell’ombra della sera. Sebbene còlta all’improvviso, coll’animo caldo d’altri pensieri e a tutta prima l’idea del maritarsi le sembrasse un’assurdità, da riderci su, tuttavia, nel punto di aprir bocca, sentì correre sul cuore qualche cosa come un dubbio, o come un rimorso, che arrestò la deliberazione e la trattenne in una penosa sospensione d’animo.

Nel voltarsi a rendere la lettera, scorse il suo patrigno e benefattore raggomitolato sulla sedia, quasi nascosto dal buio, coi gomiti puntellati ai ginocchi, colla testa chiusa tra le mani come in due morse, nell’attitudine stanca e paurosa di chi aspetta una sentenza fatale. A quella vista non ebbe coraggio di togliergli tutte le speranze.

La campanella della Colorina prese a suonare i segni del rosario. Pareva una voce che parlasse da lontano, un avvertimento che uscisse dalla tristezza infinita dell’ombra e della pianura.

Dal portico saliva il piangere del piccolo Bertino