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«Non può immaginare, mia buona madre, quanta malinconia mi fa la vita dei pallidi astri e dei girasoli, che fioriscono in questo nostro umido orticello, dove la notte vengono a cantare le rane. Mi assale una specie di vertigine quando penso alle mille rose, che ornavano la nostra Madonna l’ultimo giorno del mese di maggio. Penso a loro così liete nella santa opera dell’educare e mi spavento quasi della mia inerzia di spirito. Anch’io ho un gran debito da pagare a Dio, e mi pare che ogni notte la pover’anima venga a bussare al mio uscio.

«A casa mi tornano tutte le memorie del passato e mi par di soffrire per me e per conto di un assente, che aspetta tutto da me. Quel giorno che potrò consacrare il mio cuore e la mia giovinezza all’esercizio del bene e alla preghiera perenne, soltanto allora mi sembrerà di aver trovata la mia strada: soltanto allora potrò dormire tutta una notte intera.»

L’ultima volta che venne alle Cascine tornò a scrivere con più malinconia:

— «A casa ho trovato nuove tristezze. Questo mio secondo padre, al quale devo pure della gratitudine, mi ha raccontate molte sue disgrazie, da cui non ho afferrato bene che un pensiero, cioè che io son di peso. E veramente che posso fare io per sollevare questo peso? Se è vero che gli affari dell’azienda vanno male, quale rimedio posso io opporre se non è una fervida preghiera a Colui che può tutto? dove potrei pregar meglio che in codesto pio luogo, dove ho imparato a conoscere il tesoro dei beni spirituali? Ho fatto domandare a Lodi quel che ci vuole per ottenere la patente di maestra e nel