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d’anni. E talis pater tale qualis filius, da quel che sento.

«Del resto, che cosa pretendete, cara la mia donna? che un uomo padron di casa, faccia il suo interesse senza sequestrare il paiolo di una povera famiglia e senza far piangere una vedova spettinata? Eh, eh, con queste idee quanti sono i galantuomini in Milano! Il mondo, care le mie donne, non sta a guardare tanto pel sottile; quando si tratta degli uomini fortunati, li prende come sono, li giudica in blocco, col loro attivo e col loro passivo. Voi vivete in un guscio e non potete giudicare che cosa è la vita. Voi quando avete ascoltato la vostra messa, pagato il fitto, mangiato una minestra e recitato un rosario, andate in letto a dormire; ma il mondo è un campo di battaglia. E allora vi dirò che pochi uomini in Milano hanno saputo e sanno vedere un buon affare, procedere spediti senza mettere il piede in fallo, girare le posizioni difficili, tirar l’acqua al loro molino, come sa fare il nostro riverito sor Tognino; pochi uomini sanno conoscere e far ballare gli uomini come sa farli ballare quest’ometto mezzo miope, col suo passetto strisciato, colla sua voce secca che non ammette repliche, co’ suoi ragionamenti tutti d’un pezzo, che v’imbrogliano il codice. E non c’è pericolo che rasenti la legge, ve’: la conosce più lui la legge che tutti gli avvocati. E con tutto questo non credo che sia egoista, tutt’altro. Questa gente sa essere avara e prodiga a seconda della passione che soffia. Se vi rovina un uomo, non ha gusto di lasciarlo morir di fame sopra una strada, ma procurerà che sia almeno ricoverato in un ospizio.

— Uomini come questi Dio li lascia giudicare al