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Quando essa si accorse ch’egli era presente, gli disse senza turbarsi: — Leggerà, è un mio ricordo. Le ho portato il denaro per il viaggio. Son tremila lire che potrà far cambiare in oro a Genova. Questo denaro è mio, e intendo che lei lo abbia a ricevere come un’indennità ai danni morali e materiali che abbiamo recato a lei e a suo padre.

— Lei?... — balbettò il giovine, quasi protestando.

— Sì, noi tutti... via! non stia a distinguere. Spero che il signor Galimberti avrà mandato l’attestato promesso. Vada con coraggio: suo padre riavrà il suo posto e non mancherà di nulla. Queste son due lettere per un’Agenzia teatrale di Montevideo: e se si ferma qualche giorno ancora a Genova, avrò tempo di farle pervenire qualche altra commendatizia per i padri Cappuccini di laggiù. Sono raccomandazioni che litigano un poco tra loro — soggiunse ridendo, per rompere la malinconia di quel discorso — ma in un paese lontano si può aver bisogno di tutti. Lei saprà distinguere, del resto. Ha parlato con Vicentelli?

— Sissignora, pare che fino a lunedì non si possa partire.

— Avrei piacere che potesse partire più presto. Per fortuna abbiamo un buon angelo nel delegato: possiamo stare coll’animo tranquillo. Ho qualche obbligazione anche verso la buona zia Colomba. Se potessi vederla prima di andar via...

— Verrà qui a momenti.

— Se non la vedo, la preghi di accettare questa