Pagina:Arabella.djvu/418


— 412 —

molte avrebbe trovata quell’una, che egli non poteva dire; e l’avrebbe compatito... sorridendo; ma l’avrebbe compatito, povero ragazzo!

— È uscita — disse il Pirello. — Se vuol parlarle, la troverà presso la Colorina a pitturare.

Ferruccio prese la stradicciuola che costeggiando il canale, mena alla chiesetta in mezzo ai campi. Le siepi mandavano un acuto profumo di robinia fiorita. La strada molle ancora per un’allegra pioggerella notturna, sentendo il caldo del sole, esalava anch’essa il buon odore della terra umida, correndo tortuosa tra il canale e un’alta siepe fino al ponticello dei mattoni, coperto da un bel gruppo di piante. Seduta sopra una delle basse sponde del ponte, Arabella stava schizzando sull’albo quella parte dell’abbazia, che usciva nell’apertura della stradicciuola, tra due pioppi che facevano da cornice sopra lo sfondo sereno del cielo.

Essa non si accorse del giovine, se non quando questi le fu vicino; e per un istante egli rimase dietro di lei in silenzio, non vedendo innanzi a sè che il bagliore della luce diluita nel verde dei prati.

— Oh... — esclamò per la prima, e non potè nascondere un improvviso turbamento. — Mi ha fatta una paura...

— Sono così terribile? — si sforzò di aggiungere per tenere il discorso allegro e indifferente.

— Che novità a Milano? non posso dirle di accomodarsi, ma se si mette là, sul muricciuolo, finisco questo disegno...

— Non sapevo che ella fosse così brava... — riprese il giovine, meravigliandosi con sè stesso di sentirsi così coraggioso stamattina.