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— Mai...

— Non c’è stato nemmeno un tale dalle gambe lunghe, un giovinotto smorto, senza barba, con un occhio bianco, più grosso dell’altro...?

— Gamba lunga? Occhio bianco? — ripetè lentamente il Berretta, crollando il capo.

— Pare anche lui un mezzo prete, o un mezzo avvocato.

— Uhm, non l’ho visto.

— Un certo Mornigani; lo chiamano precisamente el mèz avvocat...

— Non lo conosco.

— Aquilino che cosa ti ha detto?

— Mi ha domandato l’ora dei funerali. Gli ho detto: domani alle nove e mezza.

— E la Santina che cosa è venuta a fare?

— Che uomo!— pensò in fretta prima di rispondere il portinaio — che diavolo d’uomo! — Poi soggiunse a voce alta: — La Santina voleva ritirare alcune sue robe. Dice che la padrona le aveva lasciato un anello con un diamante.

— E tu, bestia, l’hai lasciata passare?

— Ha fatto il diavolo sulle scale, ma io son stato agli ordini. Nix per passare.

Il padrone tornò a fissare gli occhi acuti e fini sulla nuca del Berretta e sul rovescio delle sue larghe orecchie trasparenti alla luce del fuoco. Vecchio strologo di uomini, credeva di saper scoprire dai movimenti della collottola gli sforzi di una coscienza.

Tenne dietro un mezzo minuto di silenzio, durante il quale i due uomini stettero ad ascoltare il muggito e il crepitio della vampa, che riempì la bocca del caminetto. Quindi il padrone uscì a dire: — Chi va adesso da Olimpia?