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a disposizione nostra si è che il testamento Baltresca, per così chiamarlo, non è l’ultimo dei testamenti segnati dalla defunta Carolina: ma che dopo di questo ve ne deve essere un altro del dicembre dell’anno testè spirato. Dimostreremo quindi che, o questo testamento esiste in mani che mi limiterò a chiamare per ora avare e strette, o che viceversa il testamento fu distrutto. Dell’esistenza di questo importante documento abbiamo, o signori, due qualità di prove, le une dirette, indirette le altre. Le dirette sono: — Primo: una copia di esso in carta semplice e non firmata, fatta da don Giosuè Pianelli, qui presente, confessore della defunta Carolina, uomo superiore a ogni sospetto. Di questa copia farò dare lettura a tempo opportuno, perchè ciascuno di voi possa farsi un’idea dell’entità della causa, della sua importanza morale e materiale e della presunzione nostra. — Secondo: la testimonianza dello stesso reverendo canonico don Giosuè pronto a giurare che veramente la defunta ha scritta una carta. Se non che la diffidenza da cui era tormentata la debole vegliarda, la trattenne dal rilasciare a persona di fiducia nostra il prezioso documento. Ciò fu ragion sufficiente perchè altre mani, che mi limiterò a chiamar agili, se ne impadronissero; quindi ogni traccia di questo nuovo atto, che doveva essere per la pia signora un atto di risipiscenza e di riparazione, sparì; una volontà più forte della sua, quella volontà, che da molto tempo la dominava spaventandola, rese frustraneo ogni tentativo di ribellione: la coercizione spense il libero arbitrio: la violenza, il diritto...

L’avvocato Baruffa battè colle nocche sul tavolo, come se schiacciasse gli ossi a questo povero diritto