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Solamente negli ultimi tempi l’uomo aveva trascurato un poco la vecchia cugina e gli affari, grazie al matrimonio del figliuolo e a cento altre faccende che assorbirono le sue giornate; poi si dette il caso che verso la fine di dicembre dovette recarsi come giurato a Lodi in un interminabile processo. Un gusto! Proprio in quei giorni la vecchia Ratta ebbe il primo urto della morte. Chiamato in fretta il canonico don Giosuè Pianelli, suo confessore, ricevette i santi sacramenti.

Sul punto di battere alla gran porta dell’eternità, tocca e spaventata dalle parole del canonico, le parve di aver diffidato troppo dei vecchi amici, di aver creduto troppo alle parole di Tognino, di aver tradito le pie istituzioni di beneficenza. Lì per lì, sul tamburo della morte, don Giosuè suggerì un codicillo che in nome della santissima Trinità distruggeva quelle qualsiasi disposizioni che avesse potuto dettare o sottoscrivere negli ultimi tre anni e richiamava in vigore un testamento del 1878, già consegnato all’avvocato Baruffa. Don Giosuè scrisse la rettifica sopra un foglio di carta comune e corse in cerca di un notaio. Ma nel frattempo arrivò da Lodi tutto trafelato il cugino, a cui la Giuditta aveva mandato tre telegrammi.

Credeva di trovare la cugina agonizzante e invece vide che stava meglio. Sicuro! la consolazione morale di ricevere i sacramenti e di compiere un atto di riparazione aveva fatto tanto bene alla malata, che il giorno del santo Natale potè ancora assaggiare la sua fetta di panettone nel vin bianco. La Giuditta mise a parte il padrone della manovra dei preti, ma non seppe dire se la vecchia avesse o non avesse fir-