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In un altro momento il reduce delle patrie battaglie avrebbe potuto far osservare che, se Aquilino era il suo nome di battesimo, non credeva per questo d’aver mangiato un sacco di sale col sor avvocato dalle gambe lunghe. Ma ora gli stava a cuore di schiarire le circostanze e rispose che non conosceva affatto la signora Olimpia.

— È una cantante, ma di quelle che cantano poco.

— Non conosco gente di teatro.

— Si dice che sia l’amante del sor Maccagno iunior.

— Iunior? uno svizzero?

— Ecco il nostro don Giosuè! — sorse a dire con intonazione vivace il Mornigani, andando incontro al canonico, e fregandosi una mano sul palmo dell’altra, come se si lavasse con un pezzo di sapone.

Aquilino osservò che il mezzo avvocato vestito di nero con falde lunghe e penzolanti pareva un prete, mentre il canonico, salvo sempre il dovuto rispetto, pareva un cavallante. La religione cattolica sarebbe forse meno perseguitata, se i ministri di Dio avessero meno paura dell’acqua del pozzo.

Il Mornigani, ridendo col rumore d’una carrucola, dopo aver abbracciato don Giosuè colla confidenza che chierici, giornalisti e cantanti hanno col loro riverito prossimo, esclamò:

— Oh che diavolo d’un don Giosuè! Sappiamo che lei ci ha fatto una visita.

— Sta zitto, gambero — brontolò il vecchio prete, urtando il pettegolo nel gomito.

— Che male infine? per salvare una pecorella smarrita nostro Signore....

— Va via, mammalucco! — brontolò di nuovo il prete, facendo la faccia del ranocchio.