Pagina:Arabella.djvu/246


— 240 —

delle ragioni appoggiate a documenti meno solidi — seguitò gonfiando le grosse narici il furbo scrivano, che si preparava a fondare su quel dente una allegra storiella da far ridere tutti i preti della sagrestia. Non volendo guastare il suo uomo, prese un tono serio, e ripigliando la penna in mano, domandò:

— Conoscete un certo Berretta?

— Berretta? ne conosco due. Uno era tamburino della mia compagnia, ma questo è morto a Mestre, nel 49, a due passi dal bravo Poerio. Avrà sentito nominare Poerio....

— Un fabbricante di cioccolata?

Ora toccò ad Aquilino ridere di gusto nel fondo del suo interno.

Tanta superbia e non saper nemmeno il nome dei fondatori della patria! Ma non credette della sua dignità di perdere il fiato con un frustapenne. Crollò il capo e seguitò:

— Nossignore, la cioccolatta non c’entra. — E sorrise amorosamente, mentre coi due diti stringeva e rotolava il piccolo pizzo di barba che riempiva la fossetta del mento.

— L’altro Berretta che conosco è il portinaio.

— Sapete che fu arrestato?

— Arrestato? — esclamò Aquilino tutto sorpreso ― Arrestato dalle guardie?

— Dalle guardie, sissignore, e tradotto al cellulare.

— Io resto di carta. Ma perchè?

— Il sor Tognino ha scoperto che tutte le notti il Berretta metteva in cantina una bottiglia di barolo: quando la cantina fu troppo piena, l’ha fatto menar via....

Il mezzo avvocato alzò un poco il viso dalla carta