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VII.


Nello studio dell’avvocato


Nello studio dell’avvocato Baruffa, in piazza di Sant’Ambrogio, la seconda festa di Pasqua si dettero convegno i diseredati per concordare un’azione comune contro il signor Tognino.

Il primo a comparire, verso le due, fu Aquilino Ratta, che per sistema preferiva aspettare al farsi aspettare. Quando uno è stato una volta soldato sa che cosa vuol dire la precisione.

Aveva un bel redingotto di panno color cannella sopra un panciotto chiaro a fiorellini celesti, preludio di primavera, roba che una volta era di gran moda anche tra gli eleganti. Per la circostanza si era preso con sè anche un paio di guanti di pelle tra il nero e lo stracciato, pronto a metterseli quando vedesse la convenienza di farlo. In ogni circostanza Aquilino amava stare colla maggioranza, cantare col clero e bevere coi sonatori.

Al convegno eran stati invitati ricchi e poveri; e Aquilino non voleva comparire nè ineducato coi forti, nè superbo coi deboli.

I Boffa e una confraternita di poveri straccioni avevano combinato di entrare nell’azione comune, pagando la loro piccola parte a rate mensili. Don