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radiante e più consacrata. Il viso attenuato dalla malattia, la bianchezza quasi di marmo, gli occhi grandi e splendidi, i capelli che fluivano in un certo disordine sui pizzi della vestaglia bianca, la voce che lo incoraggiava e lo avviliva nello stesso tempo, tutto ciò ebbe la virtù di portare anche lui un istante al di fuori o al di sopra del suo stesso patimento.

— Vada a casa a consolare la sua gente e dica pure che prendo la cosa sopra di me. Lasci all’Augusta il suo indirizzo e domani mattina manderò a portare io stessa la risposta. Ne farò una questione mia personale. Un giorno o l’altro avrei dovuto cercare un pretesto per dichiarare anch’io la mia guerra. È necessario uscirne, e al più presto. Vada e non dica più che gli manca la forza di vivere: è negar la Provvidenza, Ferruccio.

— O signora Arabella!... — singhiozzò il giovine.

Assalito, quasi travolto dalla violenza morale di quel dolce rimprovero, il romantico figlio della povera Marietta piegò un ginocchio sopra uno sgabello ch’era ai loro piedi, e in atto di compunzione e di supplica baciò con riverenza e con umiltà popolana la mano della signora, mormorando:

— Mi scusi, grazie, mi scusi.


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In quel punto l’uscio s’aprì con furia, ed entrò il signor Tognino in persona. Da un mese era in sospetto di tutti e di tutto. Proprio in quel giorno il Botola gli aveva dato per certo che don Felice aveva scritto segretamente alla nuora e che questa aveva già avuto dei segreti colloqui col prevosto.