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come se a un tratto le venisse meno la forza nelle gambe.

Coi gomiti appoggiati alla scrivania, strinse nelle mani la testa che mandava vampe di fuoco, mentre un brivido le corse per tutto il corpo; le parve che tornasse la febbre terribile dei primi giorni.

Lasciò passare una lunga visione di mali, come un ingenuo che giunto alla riva di un gran fiume si ferma ad aspettare che l’acqua passi tutta, prima di tentare il guado. Quando la prima tempesta fu alquanto sedata, trovò che in fondo al suo cuore non c’era soltanto del dolore...

Non avrebbe osato sperare di trovarci tanto orgoglio!

Ed era un orgoglio amaro ed aspro, che dava un vigore insolito alla sua natura, come certe medicine ripugnanti al palato, che rinforzano la fibra.

Se non le fosse sembrato un assurdo, avrebbe osato dire che, dal mezzo di questo suo dolore scaturiva una vena di acre piacere, o, se piacere è dir troppo, di soddisfazione selvaggia, qualche cosa insomma di ancora indecifrabile, che si sarebbe potuto paragonare al sentimento che prova una schiava affranta dalle verghe, quando vede il furore del suo padrone scagliarsi su un altro corpo ignudo.

Quando aveva essa amato codesto suo padrone, perchè dovesse fargli l’onore d’essere gelosa?

E perchè avrebbe odiata a morte la donna che, frammettendosi, qualche poco glielo contrastava?

Era sorpresa di sentirsi così calma e così ragionevole davanti al testimonio della sua umiliazione; ma capì ben presto che da quell’uomo non poteva