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Ferruccio, sottovoce, con pazienza, cercò di strappare di bocca a suo padre una confessione.

— Perchè l’avevano denunciato? chi? il signor Tognino?

— Bisogna dire che n’abbiate fatta una ben grossa se quel pezzo d’onestà vi denuncia — entrò a dire la Colomba, incrociando le braccia sul petto. — Sentiamo dunque...

— Non ci sono le guardie? lì, lì sulla scala, è chiuso l’uscio?

— È chiuso — disse piagnucolando la Nunziadina, facendo cantare il catenaccio.

Ce ne volle della pazienza per tirare dalla bocca di quel mezzo inebetito una storia con un costrutto. Il vecchio Berretta non avrebbe voluto parlare in faccia al figliuolo, ma finalmente tira di qua, dàlli di là, la faccenda delle trenta bottiglie rubate alla vecchia Ratta venne fuori. Vennero in seguito le minacce che il sor Tognino aveva fatto quella tal notte, se il Berretta parlava.

— Parlar di che?

— Della carta.

— Di che carta?

— Del testamento.

— Testamento di chi?

— Della vecchia. «O Signor benedetto! il sor Tognino era venuto a cercare una carta. Nevicava. Aveva un cappello molle in testa. Faceva freddo; lui stava vicino al fuoco. Lo chiamò a fargli lume, ma lui non voleva. Cercò anche nel letto, ma lui non aveva viste carte. Se osava parlare lo denunciava. Ma i preti avevan saputo la cosa e lo tirarono sotto il Crocifisso a giurare. C’era di mezzo