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stre. Mentre il ragazzo obbediva, alla zia Colomba non riusciva d’accendere lo zolfanello sulla pietra del camino. La Nunziadina nel correre da una parte all’altra in preda alla convulsione, fece sonare nel buio le gruccette sull’ammatonato.

Finalmente la fiamma rischiarò quei quattro visi intorno al tavolo, tre dei quali si fissarono in uno come in uno specchio.

— Mi ha denunciato.

— Chi?

— Che cosa dice questo benedetto uomo? — tornò a strillare la zia Colomba, che sollevò un poco lo stoppino della lampada, come se sperasse con ciò di veder meglio le parole.

La luce livida del petrolio fece parere ancor più livido il disgraziato, che da sei o sette giorni non s’era toccata la barba.

Ferruccio gli sedette vicino e col tono d’un uomo che ragiona, chiese:

— Chi vi ha denunciato? parlate chiaro; chi vi ha denunciato?

— Ci sono state le guardie a cercarmi. O povero me! io son morto.

— Le guardie? — tornarono a domandare in coro le tre voci.

E dopo un respiro seguitarono a vicenda incalzandosi:

— Le guardie? a cercar voi? ma che guardie?

— Ci sono state le guardie alla porta. O povero me. Io mi butto nel Naviglietto, io mi annego.

— Quest’uomo a furia di bere quella schifosa acquavite non sa più quel che si dice, non sa più — soggiunse con asprezza la Colomba.