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de’ tuoi rimorsi, il mio Pietro? in balìa al genio delle tenebre, il mio Pietro?

Così batteva sul cuore del portinaio la voce amorosa e terribile.

— Io non ho rubato nulla a nessuno, per la benedetta Madonna! Sono un povero uomo che non fa male a nessuno; non ho detto niente a nessuno; non voglio andare in cellulare — provò ancora a ripetere con monotonia, annaspando colle mani in aria, buttando gli occhi in tutti i cantucci dov’era sicuro di non incontrare gli occhi de’ suoi giudici, chinando il capo per isfuggire al baglior bianco di quel Signore in croce, che riempiva delle sue braccia tutta la parete. — Non voglio andare al cellulare: prima mi ammazzo.

— Non è la strada più lunga per andare all’inferno, babbuino, l’ammazzarsi... Senti il parere di chi ti vuol bene, asino! non capisci che il tuo negare a noi non serve a nulla, perchè ne sappiamo più di te?

A ogni frase don Giosuè dava una ruvida scossa al suo uomo.

— Che cosa hai detto al Mornigani? non sai che ti hanno visto col lume in mano a far chiaro al tuo ladrone, voglio dire al tuo padrone?

Il portinaio, scosso, sospinto da queste parole e dalla mano vigorosa del prete, non sapendo dove trovare un rifugio, andò a stramazzare ginocchione sulla predella, come un uomo veramente mazzolato, strinse la testa nelle mani e ruppe in tali singhiozzi, che don Felice ne sentì una profonda compassione. Voltatosi verso don Giosuè, non volle più che seguitasse a tormentarlo.