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in Sidonia, l’amatissima sorella cantante, che vestita come una Maria Stuarda, andava su.

— Si può vedere Arabella? — domandò la buona zietta.

— Nossignora! — rispose il fratello, sentendo ribollire il sangue.

— Non è mica più aggravata...

— Niente affatto, ma non riceve nessuno.

— Neanche i parenti?

— Non conosco per parente chi fa lega coi miei nemici — scattò a dire il fratello, che nella guerra era sempre in timore di lasciarsi prendere la mano.

Sidonia arrossì un poco sotto la cipria e il belletto; ma non abituata a far scene fuori delle scene, recitò con tono pacato:

— Credevo di far onore a tua nuora: anch’io non conosco per fratello chi mi manca di rispetto.

— Ah! voi volete il rispetto... — cominciava a strillare l’ometto sanguigno, agitando le sue mani magre sotto il viso di Sidonia.

— Ti prego — disse costei, arrestandosi con una solenne occhiata di Norma, sacerdotessa dei Druidi. — Io non sono abituata ai pettegolezzi di Baltresca, e non mi lascio insultare dai vagabondi. Se hai delle ragioni, c’è mio marito e sai dove sto di casa.

— Ciò che voglio è che non mi si venga tra i piedi.

— Oh, s’immagini!

— Non voglio spie in casa...

— I ladri vedono spie dappertutto...

Con questi complimenti pronunciati in modo da non dar scandalo, coll’intonazione quasi sorridente che usano gli amanti in collera, arrivati alla porta,