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sedere nell’affezione e nell’opinione di questa sua figliuola. Il castigo non poteva essere che questo: il resto... che cosa gl’importava del resto? Ecco perchè sospirava l’ora e il momento di vederla fuori dal letto, completamente ristabilita, non solo per sottrarla alle congiure, alle pressioni, alle vessazioni di gente cattiva, ma per collocarla in qualche luogo lontano e sicuro, dove non potessero arrivare le voci dei volgari interessi, dove soffrisse meno con lei qualcheduno o qualche cosa che viveva di lei. Più che vederla e intenderla questa necessità, egli la sentiva con un sollevamento d’animo tutte le volte che poneva il piede nella stanza della malata, tutte le notti che si avvicinava sommessamente al suo letto e che procurava di consolarla, di rassicurarla, di fornirle delle spiegazioni.

Curvo, rannuvolato in una oscura commozione, in cui alla pietà mescolavasi un senso irritato d’odio e di vergogna, sollevava di tempo in tempo lo sguardo sulla persona dell’addormentata, che nella placida e lenta quiete pareva morta.

Era uno sguardo perplesso, che non osava più, come una volta, penetrare e guardar fisso in faccia alle cose, qualunque fossero, sicuro di sostenerle; ma ritraevasi dal letto colla mortificata e lenta tristezza, con cui l’occhio dell’analfabeta si toglie da uno scritto, che suscita in tutti gli altri una viva e potente commozione e non dice nulla a chi non sa leggere.

Forse era già troppo tardi per mettersi da capo a imparare a leggere quel che vi può essere di bello e di santo nel cuore d’una buona creatura. Forse non gli avevano mai insegnato a decifrare questo