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— Grida, squàrciati, strega! — brontolò, pensando che tutti i cenci di quei pidocchiosi miserabili non avrebbero mai potuto mettere insieme il piccolo cencio di carta che le fiamme del caminetto avevano divorato insieme alla malizia dei preti e degli avvocati.

— Sgòlati, crepa! Una carta abbruciata non c’è Dio che la risusciti.

Da questa parte potevano assalirlo in cinquecento, ma la prova che la vecchia avesse fatta una carta non l’aveva che lui, e nemmeno lui era più in grado di presentarla. Le ingiurie e le insolenze pubbliche non facevano che dargli qualche ragione di più, se non si vuol dire che le sue ragioni cominciassero da queste. Un cagnolino debole ha bisogno d’essere aizzato per risolversi a mordere. Bene! le ingiurie e le insolenze aiutavano a farlo comparire vittima perseguitata. Si aggiunga che un torto fin che dorme (e in fondo sentiva d’aver torto in questa guerra) è come un lupo addormentato che si lascia ammazzare stupidamente a colpi di bastone. Queste punture obbligavano la bestia a dormire con un occhio aperto e a mandare di tanto in tanto un sordo ruggito d’avvertimento ai ragazzacci e ai villani della contrada.

— Piglierò le mie note, stupida creatura.

Tornò al tavolino, e tolto un foglio di carta, notò il giorno e l’ora, come se pigliasse gli appunti per un processo verbale.

— Tognino, ladro di testamenti — urlò la donna.

— Benissimo — e scrisse anche queste parole sulla carta.

— Assassino della povera gente!

— Brava, dinne un’altra, brutta cagna.