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VIII.


I gioielli della sposa


Accesa la lucerna annerita dal fumo e dagli sciami di mosche che vi si posano la sera, il Pirello, con un ginocchio sulla pietra del camino e una mano stretta al paiolo, stava rimestando una grossa polenta davanti a una fiamma spropositata. Mamma Beatrice, vicina ai fornelli, sollecitava colla ventola un certo stufato del giorno addietro a scaldarsi. Uomini e donne entravano e uscivano, urtandosi sulla soglia, chi con un sacco di melica sulle spalle, chi con un cesto o con due secchi d’acqua che lasciavano sull’ammattonato un pattume di fango.

La vasta cucina inondata da quella gran fiamma d’oro, pareva ancor più disordinata del solito coi suoi sacchi ammonticchiati alla parete, colle sedie scompagnate, che perdevano la paglia, cogli zoccoli, gli sgabelli, le scarpuccie dei bimbi seminate dappertutto, che nessuno pensava di raccattare o almeno di portar via.

Era il sistema della casa, aiutato dalla pigrizia di mamma Beatrice che la morte di Bertino aveva reso più indifferente, dalla sfiducia di papà Paolino, che vedeva le cose andare a rotoli, dall’abitudine che avevano tutti di comandare, nessuno di obbedire.