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lore di lasciar la sua roba in mano ai cani. Promise di pagargli i debiti, purchè fossero gli ultimi e di trovargli un’occupazione in Borsa, tanto che potesse imparare anche lui a distinguere il diritto dal rovescio d’una carta da bollo e d’una obbligazione.

Lorenzo, un po’ per necessità, un po’ per la sua debolezza di carattere, che non sapeva resistere alla mano di ferro dell’adirato padre, un po’ per un confuso sentimento che il vecchio avesse ragione, o anche per un desiderio di finirla con una vita noiosa, messo tra i debiti e la moglie, si lasciò trascinare a conoscere questa fittavolina, che il babbo aveva scoperto tra i salici e gl’incastri delle Cascine Boazze.

S’immaginava di vedere una delle solite ragazzone dalle ganasce tonde, dalle spalle larghe, dalle mani grassoccie e cortine, e si confuse nel trovarsi davanti a una figurina inglese, d’un biondo fino e delicato, con due occhi intelligenti, una specie di contessina troppo di soggezione per lui. Ma il babbo non gli lasciò tempo di riflettere e nemmeno quello di dubitare. Superbo di averla scoperta lui questa figurina inglese, appuntandogli un dito sullo stomaco, gli disse: — Tu, tu non sarai così asino ora da lasciarmela scappare. Bisogna meritarsela, zuccone, far giudizio, essere un uomo, non una giraffa, pensare che io non ho più vent’anni e che posso morire domattina.

L’idea di questo matrimonio, una volta saltatagli in corpo, dominò il nostro affarista, non gli lasciò più tregua, come quando sentivasi invasato dallo spirito della speculazione. Dove e quale fosse il guadagno, non sapeva discernere bene nella confusione delle prime impressioni, perchè, con tutte le arie