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libro i. 21

     Rapido alzarsi; e incontanente e senza
     Timor la mente appalesò di Apollo:
A voi destino e volontà de’ numi
     550È il Vello a Grecia riportar, ma in mezzo
     Tra l’andarne e il tornar perigli e stenti
     Havvi infiniti. E a me d’avverso fato
     Forza è lungi morir dal patrio tetto
     Là in terra d’Asia. Io già sapea mia sorte,1
     555Da mali augurii instrutto, e sì pur volli
     Uscir dal natìo loco e far con voi
     Questo passaggio, a fin che per me resti
     Orrevol nominanza alle mie case.2
Tanto ei disse; e all’udir del lor ritorno
     560Il divin vaticinio, i pro’ garzoni
     Ben si allegrâr, ma della sorte avversa
     D’Idmon lor dolse. Allor che poi del giorno
     Il medio punto ebbe varcato il Sole,
     E nel suo declinar verso l’Occaso
     565Copriansi d’ombra a piè de’ monti i campi,
     Tutti lì su l’arene un alto letto
     Si composer di frondi in faccia al mare,
     E in ordine adagiârsi. In copia i cibi
     Erano quivi, e lieto vino attinto
     570Da’ coppier nelle brocche; e l’un con l’altro
     Diêrsi a vicenda a favolar, siccome
     È de’ giovani a desco e fra le tazze
     Piacevole costume, ove una rea

  1. Var. al v. 554. Là in terra d’Asia. Io presapea mia sorte,
  2. Var. al v. 558. Alle mie case nominanza illustre