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libro i. 9

     A doppio taglio, chè in riposta parte
     L’armi sue l’avo Aléo, se ad impedirne
     Ciò valea la partenza, avea nascose.
Venne anche Angèa, che figlio esser del Sole
     220Dicea la fama, e di ricchezze altero
     Imperava agli Eléi. Molta avea brama
     Di veder Coleo, e il re de’ Colchi Eeta.
Asterio quindi ed Anfione, entrambo
     D’Iperasio figliuoli, ivi son giunti
     225Dall’Acaica Pellene, un dì da Pelle,
     Lor paterno avo, in ciglio al mar fondata.
Tènaro abbandonando, Eufemo venne,
     Cui di piè celerissimo fra tutti
     A Nettun partorì del forte Tizio
     230La figlia Europa. Ei discorrea su l’onde
     Pur del cerulo mar, nè i piè bagnava,
     Ma sol l’aqueo cammin con le veloci
     Piante sfiorava e via sovr’esso a volo.1
Altri veniéno di Nettun due figli:
     235Dalla nobil Mileto uscito Ergino,
     E dalla sede dell’Imbrasia Giuno,
     Partenia, il forte Ancéo, che si dan vanto
     D’arte navale esser maestri e d’arme.
Mosse da Calidone il vigoroso
     240Eníde Meleagro, e in un con lui
     Laocoonte che d’Enèo fratello
     Era, ma nato da diversa madre
     Che ancella fu. Mandollo Enèo, siccome

  1. Var. al v. 233. Piante sfiorava, e via ne gìa di volo.