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libro iv. 243

     Dieno gli dei corso beato, e figli,
     E onore, e gloria di cittade invitta.
Così ad Arete, gran pianto versando,
     1355Ella prega prostrata; indi a ciascuno
     Volgendosi de’ prenci: Io per voi (disse),
     Prestantissimi eroi, per li cimenti
     Vinti da voi son di terror compresa,
     Io, per cui mezzo e posto avete il giogo
     1360A que’ tori feroci, e quell’orrenda
     Mèsse mieteste di guerrier sorgenti
     Fuor della terra, io, per lo cui favore
     L’aureo Vello, ad Emonia ritornando,
     Recherete fra breve: or ben, quell’io
     1365E patria e genitori e case e tutte
     Della vita perdute ho le dolcezze,
     E voi fatto ho la patria e i tetti vostri
     Abitar novamente, e mirerete
     De’ vostri genitori il volto ancora1
     1370Con lieti occhi contenti; ma una dura
     Sorte me scossa ha d’ogni orrevol lustro,
     E con genti straniere errando io vado
     Carca di biasmo. Ah paventate i patti
     E i giuramenti violar; temete
     1375La de’ supplici Erinne, e la vendetta
     Pur degli dei se nelle man d’Eeta
     Acerbissima pena a patir vengo.
     Io non tempio, non ròcca, e non d’altronde
     Ho rifugio e difesa: a voi mi volgo,

  1. Var. al v. 1369. De’ vostri genitori ancor la faccia