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Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/216

190 argonautica.

     Pungea, come il bifolco instiga i buoi
     Con pungolo pelasgo; e con man ferma
     La ben conflata di temprato ferro
     1725Stiva reggea. Rabbiosamente i tauri
     Inferocian dappria, vampe soffiando
     Orribili di foco e turbinose,
     Come vento che freme in gran tempesta,
     E a’ naviganti di paura pallidi
     1730Fa le vele ammainar. Ma non a lungo
     Riluttâr quelli, e s’avviaron docili
     Al governo dell’asta: il terren sodo
     Venia dietro fendendosi squarciato
     Dalla forza taurina e dall’impulso
     1735Del robusto arator. Le grosse zolle
     Spaccandosi mettean lunghesso i solchi
     Un fragor pauroso; ei col piè greve
     Iva il cultro premendo, e da sè lunge
     Via via gittava insù l’arate glebe
     1740Dall’elmo i denti, e riguardava addietro
     Non de’ giganti la feroce mèsse
     Sorga repente ad assalirlo. Intanto
     Sovra l’unghie di bronzo i buoi pontando
     Proseguìano il travaglio; e mentre ancora
     1745La terza parte rimanea del giorno,
     Quando stanchi i bifolchi il dolce vespro
     Invocano che i buoi sciolga dal giogo,
     Tutto arato già il campo era da quello
     Indefesso aratore, ancor ch’estenso
     1750Quattro jugeri fosse, onde all’aratro