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Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/200

174 argonautica.

     1265Scossi sono dall’impeto del vento,
     Fan gran murmure insieme: e sì que’due
     Tacean, parati a favellar gran cose
     Allo spirar d’Amore. In quale ambascia
     Caduta ell’era per voler divino,
     1270Giason conobbe, e con soavi accenti
     Così a molcer la prese: E perchè mai,1
     O vergine, di me tanto hai timore,
     Che son qui solo? Io non son già com’altri
     Gonfi di fasto insultator, nè tale
     1275Io fui giammai nella mia patria terra.
     Di me quindi, o donzella, un pauroso
     Rispetto il domandar non t’impedisca2
     Ciò che intender t’è caro, o il dir tu stessa
     Il tuo pensiero. E poi ch’entrambo amici
     1280L’uno all’altro venimmo in loco sacro,
     Ov’è più reo qualsiasi inganno, aperto
     Parla e domanda; e con bei detti indarno
     Non lusingarmi, perocchè promesso
     Alla tua suora hai già di farmi dono
     1285Di lenïenti farmachi. Ti prego
     Or per Ecate stessa e per li tuoi
     Genitori e per Giove, il qual sua mano
     Su gli stranieri e supplici protende;
     Chè supplice e straniero a un tempo stesso
     1290Io vengo a te. Necessità mi sforza

  1. Var. ai v. 1270-1271. Giason conobbe, e con parlar soave

    Così prese a blandirla: E perchè mai,
  2. Var. al v. 1277. Rossor non t’impedisca il domandarmi