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Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/166

140 argonautica.

     Che al cader delle Plejadi calore
     300Avea fumante, e al loro sorger poi
     Fredda qual ghiaccio scaturìa dal sasso.
     Queste d’Eeta entro il palagio avea
     L’artefice Vulcano opre ammirande
     Imaginato; e tauri ancor gli fece
     305Bronzipedi, e di bronzo eran le bocche
     Fuor soffianti di foco orride vampe;
     E costrusse un aratro anco di tutto
     Solido acciar, gratificando al Sole
     Che un dì, quand’egli dal Flegréo conflitto
     310Stanco tornava, entro il suo cocchio il prese.
     Atrio aperto è nel mezzo, e molte in esso
     Porte bivalvi, e dentro quelle ha stanza
     Dall’un lato e dall’altro, e ad ambo i lati
     Sorge dinanzi un bel loggiato adorno,
     315E agli opposti due canti eran quartieri
     Più degli altri elevati; e in un di quelli,
     Che il più nobile è pure, avea sua sede
     Con la propria consorte il sire Eeta;
     Nell’altro, Absirto, il figliuol suo che nato
     320Gli fu d’Asterodèa, Caucasia Ninfa,
     Anzi che a sposa ei si prendesse Idìa,
     Dell’Océano e di Teti ultima figlia;
     Ma i Colchi il nome ne cangiâr d’Absirto
     In Faetonte, perocchè fra tutti
     325Gli adolescenti di beltà splendea.
     Nell’altre stanze si tenean le ancelle
     Ed entrambe le due figlie d’Eeta,