Apri il menu principale

Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/164

138 argonautica.

     Del mal talento suo, consulteremo
     245Se commetter battaglia, o se più giovi
     Sceglier, l’armi astenendo, altro partilo.
     Ma ciò ch’è suo non gli si tolga a forza
     Pria di tentar con la parola. Il meglio
     Fia con blando discorso appresentarsi:
     250Ciò che la forza a stento ottien, sovente
     L’ottien di lieve il ragionar, molcendo
     Gli animi ad uopo. E persüaso Eeta
     Dal ragionar già quel buon Frisso accolse,
     Che alle trame sfuggia della madrigna,
     255Ed al cultro del padre. Anco il più audace
     Uom d’ogni uomo, e il più tristo, i santi dritti
     Pur di Giove ospitale osserva e cole.
Così disse; e al suo dir plausero tutti
     Di pien conserto, e non pur v’ebbe un solo
     260Che avvisasse altramente. Allor di Frisso
     Ei tolse i figli a seguitarlo, e i due,
     Telamone ed Augéa; quindi lo scettro
     Impugnò di Mercurio, e dalla nave
     S’avviâr di quell’acque in fra le canne
     265Verso la terra, e un rilevante campo
     Attinsero, che il nome ha di Circeo.
     Quivi di molti e tamarischi e salci
     Crescono in file, e di lor vette pendono
     A una fune legati estinti corpi;
     270Poi che sacro divieto è ancor fra’ Colchi
     Arder de’ maschi le defunte salme
     Su accesa pira, e nè comporle in terra,