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Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/156

130 argonautica.

     20Intentata lasciar prova nessuna.1
E Minerva a rincontro: Anch’io volgendo
     Vo in mente, anch’io, quel di che viva inchiesta,
     Giuno, mi fai; ma non avviso ancora
     Aver tale una fraude imaginata,
     25Che lor giovi all’intento; e sì di molti
     Già fra me pensamenti andai librando.
Tacque, ed ambe alla terra affisser gli occhi
     Nanti a’ lor piè, nell’animo diversi
     Agitando consigli. Ed ecco a un tratto
     30Giuno uscir risoluta in questi accenti:
     Tosto a Venere andiamo: entrambe a lei
     Ressa farem che il proprio figlio induca
     Co’ suoi dardi a ferir la malïarda
     Figlia d’Eeta, e per Giason di forte
     35Desio scaldarla. Io mi prometto allora
     Che dall’arti di lei scorto l’eroe
     Riporterà reduce a Grecia il Vello.
Tanto ella disse, ed a Minerva piacque
     La sagace pensata; e di rimando
     40Queste blande parole a lei rendea:
     Giuno, me in vero il genitor produsse
     De’ colui colpi ignara, e nullo impulso2
     D’amoroso desio mai non conobbi;
     Pur se a te ciò gradisce, ed io ti sieguo;
     45Ma innanzi a lei tu parlerai di questo.3

  1. Var. al v. 20. Non preterir prova nessuna all’uopo.
  2. Var. al v. 42. De’ colpi ignara di colui, nè impulso
  3. Var. al v. 45. Ma tu alla dea favellerai di questo.