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LIBRO

la debolezza, et fragilità del corpo, atto à patire molte infermità, et à sentire l’acerbità del dolore; parimente resta in noi il moto disordinato della concupiscenza, chiamato da i sacri Dottori fomite, la quale concupiscenza, non è propria et veramente peccato, procede però dal peccato, et inclina al peccato, et come è detto, è un certo moto, et appetito sregolato, che per sua natura ripugna alla ragione, ma questo tal movimento ribelle alla ragione, se non ha seco congiunto il consenso della nostra voluntà, ò negligenza almeno, non è peccato alcuno, anzi questa concupiscenza ci è lasciata per un campo, et materia di virtù, come dice il sacro Concilio di Trento, et il Catechismo; percioche la concupiscenza, a chi non gli consente, anzi virilmente con l’aiuto della gratia di Giesu Christo gli resiste, et repugna, non solo non noce, nè può nocere, ma è occasione di vittoria, et di corona, et di più copiosi premii, et di più abondante gloria in Cielo; percioche, come dice l’Apostolo, non sarà coronato se non chi combatterà legitimamente. Per tanto se la corona presuppone il legitimo combattimentio, et il combattimento, et la pugna non si fa senza nimico; non habbiamo cagione di dolerci di Dio, che ci habbia lasciato questo avversario domestico, ma bene habbiamo molta cagione di ringratiarlo, che ci habbia dato tanta abondanza della sua santissima gratia, che se noi vilmente non ci gettamo per terra, restaremo senza dubio vincitori, et faremo acquisto della corona immarcescibile della gloria; per la quale è ben giusto che ci affatichiamo per cosi breve spatio, vedendo che molti per una corona, et per un premio terreno, et corruttibile, spargono volentieri non solo sudore, ma sangue, et la vita istessa.

Che pochi son quelli che combattino legitimamente. Cap. XL.

Ma nondimeno pochi sono quelli, che invaghiti da dovero di quella nobile corona, che l’Apostolo Paolo ci mostra, voglino combattere legitimamente, et far un poco di violenza à se medesimo, anzi si lasciano trasportare dall’impeto dell’appetito, et di questa nostra concupiscenza carnale, come da un rapidissimo torrente, che finalmente conduce al mare della eterna condennatione. Et perche non s’attende à buon’ hora a metter freno a i sensi, che non corrano strabocchevolmente ne i loro obietti, et non si assuefanno gli huomini da principio al timor di Dio, et all’amor della virtù, et la buona educatione christiana è grandemente negletta, di qui è che i peccati, et le iniquità abondano in modo, che quasi è rinovato lo stato precedente al diluvio universale, di cui la scrittura dice,