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LIBRO

hilarità dolce, et di cuore, quale la vera amicitia produce, che vedendola piena di un diluvio di vivande, che par più presto che si voglia suffocarlo, che nutrirlo.

Delle buone creanze del fanciullo nello stare à mensa. Cap. XIV.

Sia adunque la mensa del nostro padre di famiglia tale che sia una continua scuola di sobrietà al fanciullo, et nel resto sia ogni cosa monda et netta, non repugnando etiandio nella povertà, la monditia. Per tanto lodo che il nostro fanciullo già alquanto cresciuto mangi à mensa co’l padre, stando non à sedere, ma in piedi, et co’l capo scoperto, cose che crescendo poi gli anni si vanno rilassando; ma in tanto deve ben fondarsi nella riverenza paterna; quivi stia con silentio, et non parli se non dimandato; stia contento à quella portione di cibo, et di bere, che gli sarà data dal padre; il quale destramente andarà osservando la sue maniere, per avverirlo, et correggerlo dove mancasse, dolcemente però senza inquietudine della mensa; mangi con modestia non voracemente, non faccia atti deformi, ne co’l corpo, ne co’l viso, ne con la bocca, ne in altro modo, ò sia mangiando, ò sia bevendo. Non vada girando gli occhi quà, et là mentre mangia, ò osservando troppo curiosamente gli altri come mangino, ò numerando le vivande, dichiarando con gli sguardi l’appetito occulto, et notando le altrui portioni maggiori, ma attenda à se medesimo, et sopra tutto bisogna romperlo in questa parte, che non speri d’haver cosa alcuna à sua voglia, se non quanto piacerà al padre, ilqual potrà tal volta, come da se stesso, per occasione di qualche cosa ben fatta dal fanciullo, porgerli alcuna cosarella di più, à guisa di premio della sua obedientia, ò altra virtù. Sia il fanciullo polito, et netto nel mangiare, avvezzisi à prendere, et porgere le cose con riverenza. È buono, et santo instituto, che il fanciullo benedica la mensa in principio, et renda le gratie nel fine, et dia il buon prò a tutti, almeno stia riverente et attento mentre il padre benedice egli la mensa, et risponda, Amen, et dica il pater noster. Avvertasi che nell’entrare à tavola non corra frettolosamente, ne voglia esser il primo, ne occupar il primo luogo, ma aspetti il commandamento paterno, et cominci per tempo ad imparar quel precetto, che la sapientia eterna vestita della nostra natura non si sdegnò di insegnar a gli huomini fatti. Quando dice il Salvatore in san Luca, Se sarai convitato alle nozze, non ti porre à mensa nel primo luogo, acciò non forse sia stato invitato un più honorato di te, onde