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XI.

In fatto di musica, Lei lo sa, io sono un villano: abborro le dotte e complicate armonie, sono invece sensibilissimo ai tamburi e alle campane: aboliti quelli e rinviati alla storia, non mi restano più che le campane: la loro possente voce di bronzo che infastidisce tanti timpani delicati, non mi ha mai recato disturbo: anzi talora ha posto fine alle insonnie di lunghe notti cullandomi col sonoro saluto del mattino.

È la monomania del grottesco Quasimodo, lo so: ma fu pure la passione di Giovanna d’Arco, la quale, prima di partire per le sue miracolose imprese, sentiva così profonda la poesia delle campane che aveva promesso al campanaro di Vau-