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vellare di mezzo casale nel borgo nuovo di Termeno fatta dal vescovo a Ghebundo figlio di Svichero1.

Nel 1203, i fratelli Nicolò ed Enrico di Egna rinunciarono nelle mani del vescovo Corrado il Castel vecchio di Egna, sotto condizione, che la proprietà di quello spettasse bensì al Principato di Trento, ma che il vescovo fosse tenuto d’investirne i loro discendenti maschi e femmine, purchè queste ultime non andassero a marito oltre la Chiusa Veronese2. Nel detto anno, Nigrello, procuratore del vescovo Corrado fu mandato a Verona, affine di propugnare dinanzi a Guglielmo abate e a Giovanni arciprete di Villafranca l’autorità che al nostro vescovo apparteneva di mettere a suo piacere gli arcipreti in tutto il Vescovato, come non meno di regolare gli affari delle chiese, riportandone la loro conferma. I testimoni esaminati e i fratelli di Nago, ai quali si doveva fare giustizia, deposero a favore del vescovo; ma i delegati papali nulla conclusero, rimettendo ogni decisione al consiglio dei sapienti3.

Vuolsi che in quest’anno siano state consecrate le chiese di S. Nicolò di Carano, di S. Tommaso di Dajano e di S. Pietro di Varena, tutte e tre esistenti nella valle di Fiemme4.

  1. Arch. Vescov. Miscell. Alberti, Τ. VI, fol. 150.
  2. Cod. Wangh., pag. 153.
  3. Arch. Vescov. Miscell. Alberti, Τ. VI, fol. 189.
  4. Fra Biagio da Trento attesta avere avuto luogo la consecrazione della chiesa di Carano l’ultima domenica di settembre del 1203; quella di Dajano, la prima domenica